Per la chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea
Scritto da admin on 28 Febbraio 2007
La manifestazione nazionale per la chiusura dei Centri di Permanenza Temporanea del 3 marzo 2007, indetta dalle reti che si occupano di immigrazione, deve essere colta come un'oppurtunità per aprire un momento di confronto vero tra le forze politiche del Centro sinistra e del mondo sindacale che vogliono ritrovare elementi comuni condivisi rispetto al Centrodestra.
Confrontiamoci su fatti concreti e non su continui richiami autoritari all'unità. Ripartiamo, dicendoci, se siamo d'accordo o no al regime di detenzione amministrativa e alla privazione della libertà attuato nei Centri di Permanenza Temporanea per cittadini migranti.
Allora, sbagliando, aprimmo la strada ad una legge ancor più liberticida e punitiva, come la cosiddetta "Bossi-Fini" (L 189/2002) che è diventata un formidabile strumento schiavistico di ricatto posto nelle mani di quei datori di lavoro che sfruttano la precarietà migrante.
A quasi dieci anni dalla loro istituzione oggi possiamo dire che i CPT si sono ricavati una forte valenza simbolica nella lotta all'immigrazione clandestina solo nei termini di coercizione di individui e di limitazione dei diritti fondamentali dell'uomo.
Allo stesso tempo, si sono dimostrati totalmente inefficaci nell'azione di regolamentazione dei flussi umani dai paesi del sud o dell'est del mondo.
Un grande movimento di opposizione ai CPT, nel corso di questi anni, ha sottoposto a severa critica l'istituzione di luoghi di detenzione impropriamente definiti di "Permanenza Temporanea", sul rilievo di lacune costituzionali che non consentirebbero l'esistenza stessa di tali luoghi, destinati di fatto al concentramento e alla reclusione di cittadini stranieri.
Con queste motivazioni, esponenti del mondo politico e della cultura, ma anche Sindaci e Presidenti di Regione e Provincia, Parlamentari e Ministri, anche oggi in carica, hanno denunciato questa aberrazione giuridica.
Il rapporto della commissione ispettiva presieduta dall'ambasciatore ONU, De Mistura, voluta dal Governo Prodi, ha denunciato lo stato di degrado e la poca attenzione ai diritti umani di questi istituti, con particolare riferimento ai Centri di Modena e Bologna.
Il loro "superamento" è ormai un'esigenza irrinunciabile per tutte quelle forze politiche e sociali che vogliono dare un segnale importante sul cambiamento di rotta rispetto agli orientamenti prevalenti di questi ultimi anni in materia di asilo e immigrazione.
E' giunto il momento di avere il coraggio di dire che sui CPT ci siamo sbagliati e che abbiamo fallito.
I CPT hanno contribuito alla separazione e alla disegualianza piuttosto che all'inclusione sociale e al raggiungimento di parità di diritto.
Hanno contribuito a forgiare la figura dell'immigrato clandestino, del "cittadino extracomunitario illegale" come criminale pericoloso, alimentando la retorica della sicurezza come variabile indipendente dalle condizioni di vita reale di ogni singolo soggetto.
Inoltre, si sono ridotti a veri e propri carceri speciali interetnici che di fatto declassano i migranti a cittadini di serie B, dove lo stato di diritto viene sospeso e il nostro ordinamento giuridico rinuncia ad esercitare il suo ruolo costituzionale a difesa di una legge uguale per tutti.
Aderiamo convintamente alla manifestazione di Sabato 3 Marzo 2007 a Bologna con la speranza che il nostro appello non sia l'unica voce indignata, tra i partiti del Centrosinistra, a richiedere un provvedimento per la cessazione di tutte le attività del Centro di Permanenza Temporanea di via Mattei a Bologna, in modo tale che nell'ex Caserma Chiarini non siano più rinchiusi cittadini immigrati.
Per la dignità, soprattutto per la nostra.
Davide Fabbri - Verdi Cesena
Carlo Bottos - Verdi Bologna
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