Lettera da un quartiere
Scritto da admin on 26 Aprile 2007
In qualità di consigliere del quartiere Cesuola colgo l’occasione offertami dal dibattito in corso sulla funzione svolta dalle circoscrizioni, per esprimere una breve riflessione sull’argomento.
Non vorrei sembrare troppo ottimista, ma qualcosa di nuovo sta succedendo. La passione per la propria città, la voglia di esprimersi, sulle questioni che interessano tutti, sta attraversando i Quartieri, se non altro per dire no alla pretesa di veder confermate decisioni prese a livello centrale, senza la minima attinenza ai bisogni dei cittadini. Certamente non tutte le realtà stanno acquisendo questa consapevolezza, ma in molti contesti, alcuni dei quali considerati i feudi storici della classe politica dominante, alcuni Presidenti di Quartiere, insieme ai propri Consiglieri, osano prendere posizione in aperto contrasto con i potenti richiami degli apparati di partito.
Può essere il voto contro, sofferto, ed inutile sul Bilancio comunale, la presa di posizione netta su qualche opera pubblica, giudicata non necessaria o la clamorosa bocciatura dell’ennesimo sconcertante, oltre che costosissimo, orpello posto ad adornamento di una rotonda.
Siamo certamente ancora lontani dall’aver interrotto quella sequenza di appiattimento mentale e di inerzia civica, che da tempo ha preso il posto della partecipazione e che ha determinato lo scadimento delle funzioni delle unità amministrative di base, a cinghia di trasmissione delle decisioni assunte a livello centrale, spesso ben poco ispirate dalla valutazione dei bisogni veri della popolazione, ma determinate dalla sempre più affannosa ricerca di strumenti capaci di captare il consenso di massa.
Ma alle persone che nell’ambito degli organismi decentrati hanno sollevato tali problemi va riconosciuto il merito, per lo meno, di aver aperto un dibattito, tuttora molto acceso, di averlo portato all’interno dei partiti e della “macchina comunale”, per la prima volta in tanti anni, e di aver respinto definitivamente quel ruolo ambiguo, a metà strada tra il contenimento del dissenso e la mediazione partitica, attribuito ormai per tradizione a tali figure istituzionali.
Certo che il loro impegno non può avere efficacia, se gli interessi collettivi non tornano “al centro dell’attenzione degli individui” e non viene esercitato attivamente il controllo sociale dell’attività politica, come funzione fondamentale, riconosciuta dal nostro ordinamento giuridico.
Tentare di ricostruire la nostra tradizione civica, può avere senso solo se ciascuno di noi è disposto ad uscire dal proprio individualismo, a non lasciarsi confondere dalle fanfare elettorali o attrarre dalla speranza di piccoli o grandi accaparramenti privati. La strada certamente non è agevole, ma è l’unica che ci garantisce l’esercizio della vera cittadinanza.
24 aprile 2007
Tiziana Lugaresi
Consigliere di Quartiere Cesuola dei Verdi
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