31 July 2010

Centro di cultura islamica di Cesena

Scritto da Davide Fabbri on 30 Luglio 2008

Nel Consiglio Comunale del 29 luglio 2008 è stata bocciata la indecente proposta di Ordine del Giorno presentata del Gruppo della Libertà-PDL tendente a bloccare arbitrariamente la pratica amministrativa relativa al nuovo centro islamico cesenate.

Voti contrari: Verdi – Rifondazione Com – Comunisti Italiani – P.D.
Qui di seguito la trascrizione dell’accalorato intervento in consiglio comunale del consigliere Verde Davide Fabbri.
“La destra di questa città (in primis i consiglieri Celletti e Angeli), con questo ennesimo atto politico di proposta di Ordine del Giorno, sostiene e promuove intolleranza nei confronti del “diverso”. Sì, perché di nient’altro si tratta, quando si cerca di instillare e ingigantire paure e razzismo nei confronti dei “diversi” – in questo caso i musulmani - che vivono ormai stabilmente a Cesena, che hanno da almeno 15 anni un luogo di ritrovo e di preghiera, in affitto, inadeguato, in via Dandini angolo via Strinati, in pieno centro cittadino, che chiedono maggiore dignità.

I musulmani in città non hanno mai causato problemi di sicurezza e/o di ordine pubblico.Alcune riflessioni questa vicenda la merita.La domanda che dobbiamo porci è la seguente:è possibile e giusto, che nel 2008, un’Amministrazione pubblica di uno stato laico, debba dare una risposta ad una richiesta annosa di cittadini per vedersi autorizzare un luogo socio-culturale di ritrovo e di culto? Io credo di si – e aggiungo - senza alcuna agevolazione e utilizzo di danaro pubblico.

Infatti tutti hanno diritto a professare liberamente la propria religione, ma per tutti vale il principio per cui la religione non è affare pubblico. In altre parole, la destra politica avrebbe avuto argomentazione di forte critica nei confronti del Comune, se il Comune stesso avesse agevolato o dato a prezzi politici una area o un capannone di proprietà pubblica per la realizzazione di un centro socio-culturale e religioso per musulmani.Tutto questo non è avvenuto.Anzi, il Comune di Cesena non ha mai preso in seria considerazione le proposte avanzate nel lontano 2001 da parte del Centro di Cultura e di Studi della Comunità Islamica di Cesena, di realizzazione di un centro culturale e religioso, per cercare di favorire il processo di integrazione della comunità islamica nella realtà cesenate.

Vicenda annosa, senza risposte.

A tal punto che il centro islamico ha fatto recentemente tutto da se’, acquistando un capannone a Torre del Moro di mq.250 con propri fondi, attraverso una raccolta fondi fra i propri iscritti, così come gli aveva suggerito l’Amministrazione Comunale.L’Amministrazione comunale ha il diritto/dovere di intervenire, nei limiti delle proprie competenze, per promuovere dialogo ed integrazione, per combattere il razzismo, per garantire pari diritto ai cittadini, in ogni campo ed in ogni settore.

L’Amministrazione Comunale ha il diritto-dovere di approfondire tutti gli aspetti legati alla natura e alla qualità dell’insediamento che viene proposto, chiedendo tutti gli elementi conoscitivi necessari.Insomma – laidamente - un amministratore obiettivo, che mette da parte furore ideologico e fobie allarmistiche - non avrebbe proprio nulla da obiettare se la comunità islamica – con tutte le garanzie del caso - reperisce a proprie spese un immobile - un luogo per incontrarsi e per pregare, ed il Comune sostiene il loro sacrosanto diritto a farlo con iniziative di supporto e di repressione di ogni intolleranza.

L’insieme di pratiche securitarie e di falsa “tolleranza” sta dando risultati pessimi: demagogia a piene mani, intolleranza in libertà, marginalizzazione dei cosiddetti diversi.

Faccio appello alle coscienze di ognuno di noi: la convivenza che questo secolo impone, parte dal rispetto e dalla promozione dei diritti di tutti, su un piano di parità.Può anche essere che l’immobile a Torre del Moro non sia urbanisticamente perfettamente idoneo ad ospitare un luogo per la comunità islamica, ma quello che colpisce in negativo in questa vicenda è quel risvolto misto di timore, paura, intolleranza, fobia ingiustificata che traspare da tutta la vicenda.

Sembra di cogliere, innanzitutto, quella psicosi di paura alimentata in questi mesi mediaticamente anche a livello nazionale, che porta ad identificare i fedeli musulmani e i loro luoghi di culto, come ricettacolo di estremismo religioso, fomentatore di potenziali cellule terroristiche islamiche.

Questa è la responsabilità grave che si assume la destra in questa cittàUna psicosi che si aggiunge alla non del tutto scomparsa diffidenza verso gli immigrati, specie se con forti identità religiose, come sono quelli di cultura e religione islamica. Dopo l’11 settembre, il timore di attentati terroristici anche nel nostro Paese deve essere sempre presente, nessuno lo nega e tutti auspichiamo un potenziamento dell’attività di prevenzione, ma ciò non giustifica la criminalizzazione di ogni moschea, di ogni religioso musulmano, di ogni luogo di ritrovo o centro religioso culturale islamico nel nostro paese. Nella vicenda dell’immobile di Torre del Moro, pare che molti non conoscano le norme di attuazione del PRG.

Le norme tecniche del Piano regolatore prevedono in quell’immobile una destinazione d’uso compatibile con l’apertura di un centro culturale (perché di questo si tratta); non di una moschea, ma di un centro culturale, dove lo spazio per la preghiera è marginale rispetto alle attività socio-culturali (luogo di incontro, biblioteca interculturale, spazio donne per asilo per bimbi).

Perché allora tanta superficialità?

Questo modo di affrontare la vicenda dimostra una logica di chiusura e di intolleranza. Se le politiche di integrazione e di acquisizione piena dei diritti di cittadinanza per tutti fossero, invece, realmente nel cuore di questi amministratori, li avremmo visti attivati in maniera diversa. Intanto ribadendo il diritto in città a luoghi di culto e di ritrovo culturale per tutti, e, allo stesso tempo, ricercando un dialogo con gli italiani assegnatari dei lotti di Torre del Moro per rassicurarli sulla inesistenza di rischi. Un’opera di mediazione culturale necessaria per garantire diritti e per motivare atteggiamenti di tolleranza e accoglienza, smussando paure e diffidenze.Altro nodo politico: le incertezze della maggioranza politica che amministra la nostra città.

Faccio un invito alla maggioranza di governo comunale ad avere piu’ coraggio.L’attuale maggioranza meglio farebbe a dimostrare concretamente il suo interessamento a garantire diritti di cittadinanza piena per tutti, quando si presentano problemi specifici, seppur spinosi e, a volte, a rischio di impopolarità. I Verdi in definitiva chiedono che si trovi una soluzione concreta alla vicenda annosa di ricerca di uno spazio di ritrovo per i musulmani, alternativo a via Dandini, garantendo a questi cittadini il diritto di incontro e di culto in un luogo idoneo.

Lo ripeto: l’atteggiamento di molte forze politiche di questa città punta a suscitare una reazione dei cittadini, per criminalizzare l’intera comunità musulmana cesenate; si scorge una volontà provocatoria, che mira a scatenare reazioni a fronte delle quali passerebbe la criminalizzazione dell’intera comunità islamica cesenate. I musulmani che vivono e lavorano in città stanno cercando da anni un luogo più consono allo svolgimento delle loro attività e proporzionato alla cospicua affluenza di fedeli nel giorno della preghiera settimanale – il venerdi - e non solo.

I musulmani sono provenienti, per la stragrande maggioranza, da paesi che pur nella finzione «democratica» delle loro costituzioni, ignorano quasi totalmente i diritti civili così come li intendiamo in occidente.I musulmani che vivono da noi si trovano molto a disagio di fronte ad un sistema che, sbandierando i diritti dell’uomo, li nega nei fatti. La lotta civile e democratica, pacifica e non violenta, ma strenua e determinata, non è nelle loro corde. Ma è ora che apprendano che i diritti nessuno li ha mai regalati e che, anche se scritti nella Costituzione e regolati dalle leggi, devono essere difesi e possibilimente ampliati.

Il dibattito politico deve spazzare via una discussione sulla libertà di culto, che non appartiene al dibattito democratico”.

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